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Marzocco
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Nella mwcgRepubblica fiorentina il mwcwmarzocco o mwdamarzucco era un leone mwdqsimbolo del potere popolare. La tradizione dell'animale mwdgtotemico nelle città italiane del medioevo era molto forte, specie in Italia settentrionale e centrale (mwdwL'Aquila, mweaPisa, mweqForlì e l'mwegaquila; mwewLucca e la mwfapantera; mwfqPistoia e l'mwfgorsa; mwfwArezzo e il mwgacavallo; mwgqSiena e la mwgglupa; mwgwPerugia, mwhaGenova e il mwhqgrifone; mwhgTerni e il suo drago Thyrus; mwhwBrescia e la leonessa; mwiaVenezia e il mwiqleone, sia pure di mwigsan Marco). Tale identificazione si riflette in molti stemmi cittadini o in molte associazioni stemma e animale totemico; l'abitudine di mantenerne ed esporne esemplari (beninteso quando si trattasse di animali esistenti in natura) era considerato segno di potenza e ricchezza.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Il termine è di mwlgetimologia incerta, ma comunque da riferire al latino "martius” = di Marte. Un'altra delle spiegazioni avanzate è che marzocco sia la contrazione della parola mwlwMartocus, cioè piccolo Marte. La più celebre di queste raffigurazioni è senz'altro quella di mwmaDonatello. Più anticamente, come si può vedere nella banderuola di mwmqPalazzo Vecchio, il marzocco doveva essere rappresentato come rampante con un pennoncello con le mwmgarmi di Firenze (Giglio Rosso in campo bianco)
Fra gli altri, mwnaDante riporta la comune credenza che la città di Firenze fosse anticamente dedicata a mwnqMarte (mwngInferno, Canto XIII, vv. 143-150), e come esistesse una statua romana del dio, già al foro, sistemata vicino al mwoaPonte Vecchio, che venne travolta dalla mwoqpiena del 1333.
Nel Trecento, almeno fino alla mwowpeste nera, accanto a Palazzo Vecchio, sul lato di via della Ninna, la Signoria manteneva un vero e proprio serraglio di leoni, con una trentina di animali, tanto che la strada si chiamava appunto mwpamwpqvia dei Leoni. La decisione di tenere leoni vivi in un serraglio fu presa per rendere onore a Guglielmo, fratello del re di Scozia Malcolm IV, al quale successe nel 1165. Guglielmo, detto Il Leone perché aveva raffigurato questo animale nello stemma, aveva fatto un buon governo per Firenze e la città gli era riconoscente. Questi leoni dapprima furono messi in un locale terreno accanto alla torre del mwqaGuardamorto, in mwqqpiazza San Giovanni e, nel secolo XIII, furono trasferiti in piazza Signoria, dietro il palazzo, fra l'attuale via dei Leoni e la via dei Gondi, dov'era la mwqgtorre del Guardingo. Nel mwqw1550 il serraglio fu messo in via del Maglio (l'attuale via Lamarmora), accanto al mwragiardino dei Semplici, dove rimase fino al mwrq1777, quando il granduca mwrgPietro Leopoldo di Toscana lo abolì. Al tempo della Repubblica, il personaggio incaricato della direzione del serraglio doveva essere nobile, pagare da trenta anni le mwrwGravezze (tasse) e doveva portare la barba lunga, contrariamente all'uso del tempo, come è scritto in una mwsaRiformagione del XIV secolo.
La statua del Marzocco e il suo basamento erano in mwsgpietra serena (nei testi contemporanei era chiamata pietra di macigno), essendo all'esterno, con il tempo fu sottoposta alle offese meteorologiche tanto che nel 1490 fu richiesto a mwswBenedetto da Maiano un nuova sostegno, stavolta in marmo, con raffigurati i simboli dei quartieri fiorentini (oltre a quelli della Repubblica). Con il tempo anche la statua del Marzocco subì l'erosione e nel primo ottocento fu sostituita dal mwtaMarzocco donatelliano. Questi, in origine, era posto nei locali del cosiddetto "Laterano Fiorentino" cioè nel Convento di S.Maria Novella su un alto sostegno, poi ridotto in relazione alle modifiche strutturali dell'edificio. Il fatto che il sostegno sia lungo 1,80 m rispetto ai 0,5 m della larghezza fa ritenere che il Marzocco ubicato fra la metà del XIV secolo e gli inizi del XIX secolo fosse disteso mentre il Marzocco donatelliano è semiseduto sulle zampe posteriori e con l'anteriore destra si appoggia solennemente allo scudo con il giglio mentre la sinistra costituisce un punto d'appoggio. Lo sguardo del leone è volto lontano ed è espressione di fierezza fermezza e maestosità. Oggi le opere sono riunite al Museo del Bargello (Sala di Donatello)
Il Marzocco serviva anche per segnare il territorio: ad esempio, lo storico e pittore mwtgLeone Cobelli da Forlì racconta di aver eseguito egli stesso un marzocco fiorentino come decorazione di un orologio da torre a mwtwCastrocaro, avamposto settentrionale di Firenze in mwuaRomagna, nei pressi di mwuqForlì.
Il mwuwmwvaMarzocco di mwvqDonatello è oggi conservato nel mwvgMuseo del Bargello e in copia in mwvwPiazza della Signoria davanti a mwwaPalazzo Vecchio ove una volta l'anno, in occasione della festa di mwwqSan Giovanni Battista, patrono di Firenze, l'mwwgOrdine di Parte Guelfa lo celebra attraverso il tradizionale rito dell'mwwwincoronazione.
Ad mwyaAnghiari, nell'mwyqaretino, il Palazzo del Marzocco ospita il museo che ricorda la storica mwygbattaglia combattuta nella piana antistante la città tra i fiorentini e le truppe milanesi. A mwywLivorno, la mwzaTorre del Marzocco costruita dai fiorentini nel mwzqXV secolo come fanale per il porto, poi piazza per mwzgartiglieria era sormontata da una mwzwbanderuola di mwaarame, a forma di mwaqleone mwagrampante.
A mwbaMontepulciano è presente la Colonna del Marzocco che rappresenta il leone fiorentino che tiene lo scudo simbolo del Comune di Montepulciano questo a rappresentare la protezione di Firenze su Montepulcianocite-ref-1[1]
Note
cite-note-11. ↑ mwdwTeam ItalyzeMe, Luca Barelli- ItalyzeMe, mweamweqPerchè il Marzocco è uno dei simboli di Montepulciano?, su mwegItalyzeMe, 3 maggio 2017. mwewURL consultato il 4 febbraio 2025.
Bibliografia
• mwfwFrancesco Lumachi, mwgaFirenze, nuova guida illustrata, storica, artistica, aneddotica della città e dintorni. Firenze, Società Editrice Fiorentina 1929
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